Roccione di Prestino

L’area del cosiddetto Roccione di Prestino (o Grande Roccia di Prestino) presenta diversi affioramenti di arenaria forse parte di un’unica grande emergenza rocciosa, oggi parzialmente ricoperta dalla vegetazione.

La fascia a mezzacosta è tagliata da un antico sentiero, lungo circa m. 21, riconoscibile da profonde tracce sulla roccia di base, tradizionalmente dette “tracce di carro”, ma molto più probabilmente lasciate da slitte da carico, considerando la poca distanza tra i due solchi paralleli (cm. 90, larghezza costante, come in altre aree in cui sono emerse tali tracce). Sono segni riscontrati in numerose zone della Spina Verde e riconducibili ad antichi collegamenti tra i vari punti dell’insediamento.

Sull’ampia emergenza rocciosa ad ovest delle tracce, sono presenti numerose ed interessanti incisioni anche se, dato lo scarso stato di conservazione, molte sono visibili solo in particolari condizioni di luce radente. Sono riconoscibili le classiche incisioni a forma di coppella, molte delle quali sono unite tra loro da piccoli canaletti, i quali probabilmente dovevano favorire lo scorrimento di liquidi a scopo rituale.

Nella parte più bassa vi è un’incisione “a dischi multipli concentrici con raggiera esterna” detta anche di tipo spiraliforme, costituita da cinque o sei cerchi concentrici leggermente schiacciati, intorno ad una vaschetta di forma ellittica. Il cerchio più esterno sembra presenti tracce di raggi verso l’esterno, in alto ed in basso. Tutto l’insieme sembra inscritto in un ampio cerchio di coppelle di medie dimensioni.

Sopra questa sono presenti anche tre croci, forse aggiunte nei secoli successivi, in età cristiana, essendo di una tipologia diversa da quelle di epoca protostorica, poste probabilmente allo scopo di “esorcizzare” i culti pagani, richiamando nella disposizione le tre croci del Monte Calvario.

Al di sopra delle croci sono presenti una serie di larghi solchi paralleli, più o meno accentuati, una serie di fori per l’alloggiamento di piccoli pali (circa 8-10 cm di diametro) e incisioni di forma più ovale, di medie dimensioni, leggermente più profonde.

Sulla sommità della roccia vi è una grande fossa circolare, del diametro di circa 40 cme profonda 60 cm; lungo il perimetro della buca sono presenti una serie di coppelle disposte a cerchio. Da quello che oggi è possibile vedere, forse esisteva un ulteriore cerchio di coppelle più ampio.

Diverse sono le interpretazioni relative alla sua funzione, ma nessuna particolarmente soddisfacente: foro per l’alloggiamento di un grosso palo, comunque non appartenente ad una struttura abitativa, non essendocene altri nell’area circostante; alloggiamento di grande palo di tipo totemico; fossa per il deposito di offerte votive.

Più in alto vi sono una serie di tracce connesse all’attività estrattiva di blocchi di roccia, probabilmente risalenti ad inizi novecento, intorno alle quali sembra di scorgere tracce, abrase, di antiche incisioni cuppelliformi.

A poca distanza dalla fossa circolare sopra descritta, è stata rinvenuta l’incisione di una figura antropomorfa “a phi”, lunga cm. 210 e larga cm. 33 nel punto massimo, oltre a 9 o forse più incisioni piediformi, con tracce di lavorazione a martellina all’interno, ed una ventina di coppelle, una parte delle quali raggruppate secondo uno schema ben preciso, a fiore. Lo stato di conservazione della superficie rocciosa è pessimo al punto da non permettere un’esatta lettura di tutti i segni presenti.

Nella parte bassa dell’affioramento roccioso, in un punto isolato, su una superficie verticale, vi era una figura umana idoliforme detta “Omino di Prestino”, con testa provvista di occhi, due file di collana, corpo triangolare e piccole braccia, oggi distrutta dai vandali.

La maggior parte delle incisioni vengono datate, con le dovute cautele, tra il Neolitico finale e l’inizio dell’età del Bronzo, tenendo conto che alcune raffigurazioni potrebbero essere state effettuate contemporaneamente o riprese in epoche successive.

GPS: N 45° 48’ 06” - E 09° 03’ 44”

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