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Antic@Mente - ciclo di conferenze

locandina_anticamenteSiamo lieti di presentarvi il nostro prossimo ciclo di incontri: Antic@Mente.

I tre appuntamenti in programma, che si svolgeranno presso i locali della WorkStation di Mariano Comense, si inquadrano all'interno del Progetto #RiGenerazione (per maggiori informazioni vi rimandiamo alla pagina FB ed al sito internet dello Spazio Giovani), del quale siamo onorati di fare la nostra parte. Inoltre, se questo progetto sarà ritenuto interessante, dopo l'estate programmeremo nuovi incontri per nuovi argomenti.

La partecipazione è LIBERA e GRATUITA, non necessariamente vincolata a tutte e tre le serate. Per motivi di spazio della sala, sarebbe utile per noi avere un'idea del numero delle persone interessate per cui vi preghiamo di contattarci su questa pagina o inviando una mail all'indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

 

Ecco le date delle conferenze:

6 maggio - Introduzione all'archeologia

20 maggio - Mariano Comense e il territorio comasco nell'antichità

3 giugno - Lingue e scritture dell'Italia antica

 

A breve gli eventi sulla nostra pagina Facebook.

Vi aspettiamo!

 

Perché Antic@Mente? L’archeologia non è il “trovare cose”, possibilmente belle o preziose, ignorando la restante massa di dati utili che emergono da un’indagine archeologica. Questo si faceva fino ad inizi ‘900, con la conseguente perdita di elementi importanti solo perché “non esponibili” in un museo.
L’archeologia non è sapere quanto valgono i reperti che emergono dal sottosuolo, anche se realizzati in materiale prezioso. Un vaso d’oro trafugato, completamente avulso dal suo contesto di origine, non ha in realtà alcun valore rispetto ad un misero coccetto trovato ancora nell’antica stratigrafia originaria.
L’archeologia non è ritenersi un cultore della materia solo per aver seguito numerose trasmissioni in tv ed aver passato ore a sfogliare pagine di Google. C’è molto studio e costante pratica alle spalle, l’Università della Vita non funziona neanche qui, come già in altri campi scientifici e culturali.
L’archeologia non è restare legati alle tradizioni che più ci aggradano perché ci fa sentire meglio e ci dà un senso di appartenenza ad un qualcosa che in realtà, a studi fatti, è totalmente privo di fondamento. Peggio ancora è il restare legati al “sentito dire”.
L’archeologia è soprattutto comprensione, conoscenza, ricostruzione storica di luoghi e avvenimenti o connessione tra gli avvenimenti stessi ed il contesto rinvenuto.
E’ interpretazione del sito, di chi erano le persone che qui erano vissute, come vivevano, cosa mangiavano, perché avevano realizzato qualcosa in un modo invece che in un altro, magari anche come si chiamavano. Anche la ricostruzione ambientale ha la sua enorme importanza: quali erano i mezzi naturali di sussistenza, flora e fauna, quindi cosa la natura poteva offrire, quale era la distanza dalle fonti d’acqua, visto che senza acqua non c’è vita. Inoltre le scelte insediative erano determinanti: perché vivere in un certo posto invece che da un’altra parte, quali erano gli aspetti strategici difensivi o legati alle vie di comunicazione, quali tipi di contatti c’erano con le popolazioni dei territori circostanti.
Proprio per riuscire a comprendere a fondo un contesto archeologico, bisogna entrare in un’ottica antica, liberare il proprio pensiero dalle sovrastrutture del pensiero moderno, dei nostri usi, della nostra morale, anche religiosa o politica, di buona parte del nostro bagaglio culturale. E’ necessario eliminare dalla testa tutti i nostri preconcetti, i nostri tabù, le nostre tradizioni, usi e costumi.
Si può riassumere il tutto in un unico e semplice concetto: pensare antico.
Non è facile, siamo troppo abituati al nostro modo di vivere e di pensare, a quello che ci è stato insegnato a scuola o nei diversi contesti religiosi, a quello che il cinema o la tv ci hanno inculcato, a volte involontariamente, in quanto troppo spesso la creazione artistica, la “licenza poetica”, viene scambiata per realtà. Anche la stampa fa la sua parte. A volte è ingiustificatamente sensazionalistica o deviante verso gli aspetti più “misteriosi” della materia. Ancora oggi si sente parlare di “mistero della lingua etrusca” e simili. Per non parlare poi di quelle che si possono definire “chiacchiere da bar”.
Persino il nostro modo di visitare un’area archeologica può essere deviante. Spesso si entra nelle antiche stanze passando dove una volta c’era un muro e non dalla porta, si seguono percorsi che nell’antichità nessuno avrebbe mai percorso, per non parlare poi di cellulari e selfie alla ricerca di sfondi appetibili da pubblicare sui social.
Solo calandosi completamente nei panni di un individuo vissuto circa duemila anni fa, magari anche fisicamente (l’archeologia sperimentale e la rievocazione storica lo consentono), nel suo modo di pensare, cambiando il punto di vista, persino il verso da cui iniziare l’osservazione, si è veramente in grado di comprendere.
E’ possibile solo aprendo la nostra Mente all’Antico.

Ultima modifica il Lunedì, 15 Aprile 2019 17:15
Andrea Burzi

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